Storia del Romitorio


Anche se non ci sono prove confutabili, la tradizione popolare tramanda che la costruzione del Romitorio di San Cerbone venne eseguita poco dopo la morte del santo nel 575, nei luoghi in cui visse rifugiandosi dalle incursioni longobarde. Questo ne fa il monumento più antico dell'isola d’Elba.

Nel 1421, vi venne fondato un convento, che lo consacrò. L'opera fu fortemente voluta da san Bernardino Albizzeschi da Siena, quando venne eletto commissario generale degli osservanti dell'Umbria e della Toscana. Grazie all'assenso del principe di Piombino Jacopo II, il padre Tommaso da Firenze inaugurò il nuovo luogo sacro.

All’epoca Marciana e Poggio erano due comuni separati, e il confine tra i due, passava proprio per l'edificio di San Cerbone, che venne costruito appositamente in questo posto per volere di Jacopo II al fine di accontentare le due popolazioni. L'ingresso del Romitorio con metà della navata erano sul territorio marianese, mentre il coro ed il convento nascevano sul territorio dell’ex comune di Poggio.

La vita del convento però non durò molto, ed i frati lasciarono ben presto San Cerbone a causa dell'asprezza e della difficoltà di raggiungimento del luogo ed anche il vicario della provincia si rifiutò di visitarlo proprio per queste ragioni. In seguito all’abbandono le testimonianze di Antonio Ferri risalenti al 1736 quale governatore generale del principato di Piombino denunciano in una relazione il degrado della struttura con un tetto pericolante che cade a pezzi e che all’interno vi abitano due eremiti che vivono di carità.

Il Romitorio venne infatti preso in custodia dai romiti, che vestivano un saio nero con la croce di san cerbone cucita sul petto. Vivevano curando i terreni attorno alla chiesa e ricevevano le elemosine dei fedeli visitatori, oltre a ricevere una decima sulle pescagioni dei pescatori marinesi.

Nel 1815, dopo la parentesi elbana di Napoleone, l'isola entrò interamente a far parte del granducato di Toscana. Il nuovo governo abolì la decima sulla pesca, e il nostro romitorio rimase senza forme di entrata. Il cappellano di allora provò a ristabilirla, e chiese che fosse quantomeno il granducato a effettuare un lascito. I tentativi andarono a vuoto, ma almeno ciò fu l'interessamento del vescovo, attaccato a un luogo di culto consacrato al patrono della diocesi, che adottò una serie di decreti per non abbandonare il luogo sacro.

L'Ottocento fu però il secolo che vide la decadenza dell’edificio sacro a causa delle poche attenzioni che la curia vescovile nutriva per la chiesa. Fin dalla sua fondazione infatti i vescovi se ne erano assunti l'assoluto padronato a discapito del principato di Piombino, che pure poteva accampare qualche diritto. Nel 1868 furono applicate le leggi sulle guarentigie, che toglievano i beni al romitorio per passarli al regno d'Italia e tutti gli oggetti che non era sacro furono messi all'asta, spogliando definitivamente l’edificio e privatizzando definitivamente la parte abitativa del complesso, così come i suoi terreni circostanti.

Questa situazione di degrado perdurò per oltre un secolo, ed il suo recupero si ebbe solo nel 1979, voluto dal nobile danese Viggo Dimitri de Wichfeld, curato da Paolo Ferruzzi e realizzato da Franco Segnini. Il restauro dell’attuale Romitorio si concluse nel 1993, dove al ricordo fu posta sul muro esterno della chiesa una lapide.

San Cerbone

San Cerbone

La vita di San Cerbone e la sua vita da eremita tra la valle del Monte Capanne vicino a Poggio.

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