San Piero


San Piero oggi si presenta come un grazioso paesino dell'Isola d'Elba, situato sulle colline antistanti il golfo di Marina di Campo. Più precisamente è come se fosse incastonato in un rialto granitico dello sperone sud-occidentale del Monte Capanne, la vetta più alta dell'Isola d'Elba, ad un'altezza di 227 metri, da cui domina la pianura di Marina di Campo ed il meraviglioso golfo della Marina. San Piero in Campo è anche una graziosa frazione turistica di montagna, che organizza nel periodo estivo graziosi eventi e concerti. Tra gli eventi principali ricordiamo il maggio sanpierese, il de Andrè Day, i concerti in piazza e a Facciatoia, la gara de li Caretti e altri.
Lo sviluppo recente del paese di San Piero, testimoniato dal crescere della periferia intorno al nucleo antico, ha lasciato inalterata la fisionomia del borgo a pianta quadrangolare, entro il cui perimetro si può camminare a piedi tra vicoli, viuzze, rientranze angolari in penombra, ripide scalinate in granito, vecchi portali e ballatoi caratteristici di un'architettura medievale.


LA STORIA DI SAN PIERO

Amministrativamente San Piero fa parte del comune di Campo nell'Elba, ma la storia di San Piero è ben più antica, sin dall'epoca romana e più precisamente dal tempo di Ottaviano, figlio di Cesare. Tra il IV e il V secolo subì una serie di devastazioni barbariche ad opera di Ostrogoti, Vandali, Eruli e Longobardi. Seguirono i Saraceni e si trovò un po' di pace solo nel 1005, anno in cui l'Elba passò sotto il governo pisano, la cui tutela garantì un periodo di relativa tranquillità e prosperità economica. Per dare sicurezza e protezione al paese di San Piero, vennero erette le mura delle fortezze di Facciatoia. A Cavoli e Seccheto si riaprirono le cave di granito, attività inaugurata dai romani e di cui rimangono testimonianze celebri. Elbano è il granito delle colonne del Pantheon e del Colosseo a Roma, così come quello delle colonne della chiesa di San Michele (1018) e della celebre Torre pendente a Pisa.

Nel corso di periodi successivi, mentre almeno per un po' restava la minaccia dei predatori turchi, all'Isola d'Elba e a San Piero cambiavano i governi: fu Signoria degli Appiani, feudo imperiale, assoggettata poi ai Medici (1549), successivamente passò agli spagnoli. Saltando al 1700 troviamo San Piero (insieme a S. Ilario, Marciana, Poggio e Capoliveri) sotto la Signoria della principessa di Piombino Olimpia Ludovisi, mentre il resto dell'isola era diviso tra il Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici (Portoferraio) e Filippo IV di Spagna (Portolongone). L'unità politica dell'isola verrà ripristinata solo al tempo di Napoleone I, dal cui talento amministrativo l'Elba poté trarre una decisa ripresa economica. In quel periodo nacque la rete stradale, nella zona orientale dell'Elba rifiorì l'escavazione del ferro, mentre nel versante occidentale le cave di San Piero, Seccheto e Cavoli, ripresero con maggior vigore la lavorazione del granito. Ai sampieresi piace ricordare che Napoleone passò una notte in paese, e precisamente in casa dell'Alfiere Domenico Dini, al nº 3 di via del Cantone.

Molte sono le cose che la storia dell'Isola d'Elba ricollega a San Piero, ma non tutto ha la stessa visibiltà. Se le fortezze di Facciatoia non possono sfuggire allo sguardo, più difficile è rendersi conto, passeggiando in piazza del Brunello, che si sta in realtà camminando sull'antica cisterna di approvvigionamento idrico del Castello di Campo, che fu ricostruito nel 1715 e che prese, nello stesso anno, il nome attuale di San Piero in Campo. La pianta originaria del paese prevedeva quattro porte, tre delle quali restano tutt'ora aperte al traffico, mentre quella meglio conservata è la porta orientale, attualmente denominata sotto la porta. E se fin qui si è tracciata una brevissima storia laica del paese, occorre ricordare che San Piero è sede, e a volte sembra nascondere, veri e propri tesori d'arte cristiana, testimonianze del culto religioso nel corso dei secoli. Proprio nel cuore della fortezza pisana di Facciatoia, rimane conservata una chiesa romanica, realizzata secondo un rarissimo stile architettonico a due abside e due navate replicato solo in altre tre chiese conosciute nel mondo, una in Piemonte, una in Valtellina e l'altra a Zara, in territorio d'Istria. Tutte queste chiese sono dedicate al culto dei Santissimi Pietro e Paolo, e fino al 1570, anche questa, che attualmente porta il nome di San Niccolò, svolse la funzione di chiesa parrocchiale rimanendo intitolata ai SS. Pietro e Paolo. Lungo la strada che porta a Poggio, ma sempre nei pressi di San Piero, si trova la più grande e la più bella delle chiese romaniche elbane, quella di San Giovanni, che fa coppia con la torre restaurata recentemente. Rimanendo invece a San Piero, è possibile visitare l'oratorio di San Rocco, nei pressi del cimitero.

San Rocco è forse il luogo migliore per godere di quel clima fresco e tranquillo che tutto il paese di San Piero offre al turista estivo, mentre proprio dal centro di San Piero nascono i sentieri che portano alle più suggestive e panoramiche vallate del massiccio del Monte Capanne. Ma quei sentieri, oltre a garantire un paesaggio sicuramente splendido, possono dare, a un occhio attento, anche testimonianze di un passato di lavoro che non ha avuto il tempo di lasciare monumenti ma che non per questo vogliamo dimenticare. Se l'economia elbana è adesso basata sul turismo, rimane il fatto che i sampieresi (e certo, non solo loro), fino a un tempo tutto sommato recente, hanno vissuto del loro granito, della loro agricoltura e della loro pastorizia. La montagna porta i segni di questo lavoro. Oltre alle cave ancora attive restano le tracce di quelle, più piccole, che non lavorano più. Molti sono i caprili e i rifugi dei pastori, realizzati con granito murato a secco, che resistono nel tempo come per sottolineare la perizia di chi li ha costruiti. Abbandonando, con un po' di coraggio, i sentieri tracciati, ci si accorge infine di quanta fosse la terra coltivata a vigna, di cui rimangono, un po' nascosti dalla vegetazione, ettari di terrazzamenti.


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